sabato 4 febbraio 2012

foto della neve

tutto bene, dove sei?
sono in tangenziale non si va, è un casino
vai piano stai attento
dove cazzo vado che siamo fermi
ok, insomma sarai stanchissimo
si è tutto bianco ho la nausea, ma il sale dico io non lo possono mettere prima
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eccomi deve essere caduta, Lara come sta la febbre scende
ma, trentasette stabile ora dorme, chiedeva di te
al lavoro quello stronzo di Diego a momenti lo meno, sempre lì a rispondere a cazzo ma porca troia gli dico guarda che sono qui a lavorare mica in ferie ma vaffanculo
dai su stai calmo, ma quando arrivi?
che ne so, qua la vedo dura
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Marco ci sei, è tardi, Marco?
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eccomi sono qua
ma dove eri finito
qua è un casino non ci si muove da tre ore, il cell non prende e si sta scaricando
ma c'è qualche vigile qualcosa
no non c'è nessuno
Marco non piangere
non ce la faccio
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Paola ti amo


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sabato 24 dicembre 2011

Cambio al binario #3

Cambio al binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:

Chair King e Non Coprire

si danno il cambio su di un argomento comune.

ecco il n#3
il parcheggio

























Area di sosta

Erano quattro giorni che il vento soffiava da nord/nord est, ed era da quattro giorni che Federico corredava di bestemmie l'azione - altrimenti automatica - dell'aprire gli ombrelloni.
Seguiva le fiere settimanali di sei paesi e la domenica si appostava sulla statale. Ai mercati era tutto come sempre: giorni prestabiliti, piazzole segnate con vernici acriliche sull'asfalto e un bidone di plastica dove cagare a prima mattina e subito prima d'andare via. Il padre gli aveva lasciato tre ombrelloni, un banchetto metallico pieghevole, un furgone ducato maxi e un campionario pressoché infinito di imprecazioni.
Il caffè nel termos era oramai freddo e qualcuno cominciava a ripiegare gli abiti in esposizione. La gente si teneva le giacche strette con entrambe le mani, riconoscevi gli scippatori perchè erano gli unici con le mani libere e qualcuno, dall'alto di una sedia gridava cifre comunque troppo alte per dei maglioni di misto nylon.
Caramelle, liquirizia, gommose alla frutta, biscotti secchi, biscotti ripieni e con glassa, legumi, riso, salumi, formaggi, erano stipati sul banco di Federico in sacchi intrecciati con filamenti simili ad una iuta sintetica; il sole debole di quel giorno raggiungeva solo di sbieco la merce.
L'ombra di un grosso edificio a forma di cornetta del telefono iniziava ad allungarsi sino alle bancarelle periferiche del mercato, avanzava con l'inesorabile rapidità del buio invernale; Federico aveva tre figli e sapeva che nessuno dei tre gli avrebbe dato il cambio quando l'artrosi alle mani sarebbe diventata invalidante.

- Hai da cambiare cento?
- Ho due da cinquanta.
- Niente venti?
- Solo cinquanta e dammi una sigaretta.

Federico ingollava grosse boccate di fumo tenendo la sigaretta tre l'indice e il medio della mano destra. Le dita nodose come l'apparato radicale di una pianta acquatica gli facevano tanto male da far corrispondere ad ogni movenza per appiccicare la sigaretta alla bocca una smorfia di dolori. Gli stessi dolori che ogni mattina sentiva fissando i legacci degli ombrelloni, che il pomeriggio provava scaricando scatole di merendine ancora insacchettate e che percepiva anche solo tenendosi il cazzo tra le mani per pisciare.
Una folata di vento arrivò proprio mentre stava pensando di gettare quella sigaretta, un colpo secco, quasi come se il vento si fosse convogliato sotto l'arcata a ogiva della galleria commerciale e ne fosse uscito con forza maggiore dalla porta a sud. Il fumo gli finì tra gli occhi, il rumore gli arrivò alla testa insieme ad uno schizzo di sangue.
Il ragazzo dei cd, il ganese con la sua coperta distesa per terra, il tipo che quando arrivava lo chiamava amico; un povero cristo.
Uno dei quattro bracchi che formava la scarna nervatura dell'ombrellone era precipitato con violenza, il corpo del ragazzo aveva impedito di completare l'angolo retto della traiettoria bloccando la parabola intorno ai 75 gradi.
Sulla piazzola del ganese, non delineata da nessuna vernice acrilica, il sangue si mescolò ad alcuni sedimenti catramosi distaccatasi dal manto dell'asfalto; Fausto provò a risollevare l'ombrellone, ma lo sforzo gli provocò un improvviso rilasciamento della vescica.
A terra piscio e sangue non ebbero modo di mescolarsi; il vento continuava a soffiare forte da nord/nord est.

di Vincenzo Estremo
leggi il cambio su Chair King

venerdì 28 ottobre 2011

l'eco degli orgasmi

lo scrivo,
con le budella che giocano a tetrix
la faccia che si allontana dal cranio
possibile voglia repressa di cioccolato
l'eco degli orgasmi del'intero paese

è ora di vedere la sensualità morbosa
di oggetti inanimati zeppi di sudore
è ora di sentire l'odore di sesso
che arriva dai gadget della apple

ammassati tutti in unica orgia
lenti e ansimanti nel procedere
un mare di corpi uniti insieme
cortocircuito della masturbazione

come punti erogeni portati al di là della soglia, credo mai ci fermeremo